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L’ultimo ballo
Le sue mani s’intrecciavano alle mie nel nodo di Dara. Le nostre dita, come radici, si toccavano, scambiandosi energia che, come linfa vitale, nutriva i nostri movimenti. Paradiso. Nuvole eteree erano i nostri pensieri, soffici e leggeri. Le nostre teste oscillavano nella danza dei nostri corpi, come pendoli sincronizzati sulle parole: “Ti amo”. I nostri piedi, sulle punte, s’inarcavano in una tensione che ci sospingeva verso l’alto, come per spiccare in volo. Meraviglia. Tutto era stupore.
La danza ci univa nel corpo e nell’anima. Il nostro respiro, all’unisono, sapeva di abeti freschi e intramontabili. Unico, il momento in cui eravamo. Ora era il per sempre che mai sarebbe stato un poi. Lì eravamo, e lì restavamo. Eternamente.
Sapevo che sarebbe stato l’ultimo istante insieme. Lo sapevamo entrambi. La fine della canzone sarebbe coincisa con la rottura del nostro mondo. Da lì in poi, ognuno avrebbe intrapreso il proprio percorso. Se le nostre vite si sarebbero ancora sfiorate, non lo potevamo sapere.
La musica era in loop, non poteva arrestarsi. Il nostro respiro era affannoso. Gocce di sudore scendevano sui nostri corpi come lacrime che i nostri occhi non volevano rilasciare.
Ancora un po’, ti prego Dio. La supplica al cielo era forte e sofferta. Eravamo stati un tutt’uno per molto tempo, e ora era arrivato il momento di essere solo due cocci di una relazione di vetro. Lo sapevamo. Lo sapeva. Lo sapevo. Ma la mente cerca di oscurare la verità, perché i sogni sono un lenitivo potente.
Per sempre non esiste. Nulla è eterno. Ma ora ci si attaccava all’ultimo colpo di coda di quelle parole in note:
“Even though, I will never let go
'Cause every day you’re on my mind
In every way you’re in my heart.”
La musica si fermò, e restammo con il fiatone a guardarci, esausti.
Fine. Addio…